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An unexpected investigation for Colonel Mari and his wife, Iolanda. Invited to a villa outside Florence by an American journalist friend, they—along with ten other enigmatic guests from international high society—are on hand for their hostess’s sudden death. Colonel Mari’s support will make it possible for the local carabinieri to apprehend the killer.

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Evviva Coppi!

2022-12-08 14:37

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Evviva Coppi!

Lo sport preferito dagli italiani negli anni '40 e l'idolo Fausto Coppi

Il 32.mo Giro d’Italia si svolge pressoché contemporaneamente alla nuova indagine sull’assassinio a Piazze del dottor Alberto Rinaldi, medico di Arturo Toscanini. Scorrendo le pagine del romanzo si ha l’impressione che vi sia una qualche relazione tra le due attività, la sportiva e l’investigativa.


Il colonnello Luigi Mari si dedica con ogni energia a fare luce su quel misterioso omicidio, ma nel contempo è un grande appassionato della più importante manifestazione ciclistica.


Sa tutto sui protagonisti e le squadre della grande kermesse sportiva. Sui quotidiani, prima di qualsiasi altro articolo, legge le cronache delle tappe e le classifiche. Le trasmissioni con le radiocronache e con i commentatori sulla rete Rossa e sulla rete Azzurra sono appuntamenti immancabili del pomeriggio e della sera.


Una volta placata l’apprensione per l’ordine di arrivo della tappa del giorno e per la classifica generale, Mari predilige su rete Azzurra alle venti e trenta la trasmissione “Il Giringiro”, quotidiano sonoro al seguito del Giro d’Italia. Ne è ogniqualvolta «rallegrato della garbata conduzione di Silvio Gigli e delle canzonette divertite di Isa Bellini, della musichetta molto orecchiabile dei due giovani autori Garinei e Giovannini utilizzata come sigla di chiusura.»


Anche il tenente Barbetti sperimenta il tifo sportivo di Mari allorquando lui «all’annuncio dell’ottimo posizionamento in classifica generale dal suo idolo Fausto Coppi e del notevole distacco di Gino Bartali aveva contratto i pugni e serrato le labbra per contenere quella stessa esclamazione di giubilo che invece lanciava volentieri quando si ritrovava in casa da solo.»


Il ciclismo, e in particolare il ciclismo su strada, era in quegli anni del dopoguerra e per buona parte degli anni ’50 lo sport prediletto dagli italiani, registrava una partecipazione popolare e una diffusione ben superiore a quella del calcio, secondo grande sport nazionale.


Mari tifa e tiferà sempre per il “campionissimo” Coppi.


È lui l’eroe che infiamma le folle, i radiocronisti come Mario Ferretti e Alberto Giubilo, i radioascoltatori nei bar e nelle piazze, i lettori di enfatici pezzi di cronaca sportiva.


Ha il fisico dell’eroe, ha lo sguardo profondo e tranquillo di chi sa affrontare imprese eroiche, uso a commentare con parole piane e per nulla affannate le sue prestazioni ai limiti del possibile scientifico.


Coppi ha comunque una dote che oscura tutte le altre: ha il coraggio di osare, di volere vincere e di volere lottare soltanto per la vittoria. Non è un calcolatore delle proprie prestazioni, o meglio lo è con il limite di fare prevalere in ultimo l’indomita disponibilità a superare sé stesso, a prescindere dalle proprie condizioni fisiche, a non curarsi delle avversità naturali, a ragionare col cuore contro tatticismi e schemi combinati.


Queste caratteristiche del “campionissimo” affascinano Mari fino a trasfondersi nelle riflessioni, nelle congetture e nelle iniziative dei giorni della sua investigazione.


Il paradigma del grande sportivo diviene emblematico dell’irrazionalità dell’audacia, sorretta fino alla metamorfosi della disperazione del coraggio, fino a dovere fronteggiare il nemico del foro intimo, le ammalianti voci degli istinti di sopravvivenza e di conservazione, ultimi ostili diaframmi all’impresa eroica.


Audacia, coraggio, e ancora audacia, e ancora coraggio.


Mari vi ritrova l’essenza del suo agire, la forza del comandante che combatte contro tutto e contro tutti per il bene, per la pace, per la libertà e la giustizia. E non certo per dovere.


«Proprio come Ulisse con la sua “orazion picciola”» direbbe Mari da buon dantista.


Evviva Coppi!


 



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